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“…Il viso e gli occhi sono ciò che di noi arriva subito agli altri, il nostro “biglietto da visita”, ovvero il tramite tra noi e il mondo. La caratterizzazione (non solo anatomica) di un volto diventa così determinante nel definire la fisionomia artistica della francione, che sigla i suoi dipinti con dei segmenti di colore rosso – diagonali animate da vivide pennellate – inseriti all’interno dei volti raffigurati. Tali segni superano la loro insita valenza grafica per assurgere a cifra simbolica: essi sono da intendere come connotati dell’anima, interpretabili come graffi o ferite. Il netto e rigido linearismo contenuto in questi tratti serve allora a sottolineare i vissuti nodosi dell’esistenza, i dolori e le miserie della condizione umana da cui nessuno è esente e da cui è sempre difficile affrancarsi. Cicatrici interiori che si rendono visibili su tutti i visi raffigurati e che pertanto formano una serie di tracce ineludibili nella produzione di veronica francione, soprattutto da un punto di vista formale. (…)”

Solitudini al femminile nella pittura di Veronica Francione, Emanuela Valleriani, Rivista “L’Urlo”, 2011

 

“L’intelligenza creativa di questa scrittura segnico-pittorica non si allontana dall’arte di tradizione, tuttavia la trascende tramite il chiaroscuro e brevi tracce di colore, per approdare ad una concettualità arcana e quanto mai raffinata”.

Destinati al  Successo, Paolo Levi,
“LaGioia dell’arte”, San Giorgio Arte, 2014

 

“Femminilità e disincanto, così potrebbero riassumersi i lavori presentati da Veronica Francione: volti ritratti con un penetrante realismo espressivo, declinati talvolta con le tonalità proprie dell’incarnato, altre volte svelati in un poetico bianco e nero. Con fare fermo e deciso l’artista modella la fisionomia di uno stato d’animo, disegna con attenzione tratti somatici netti e quasi spigolosi, che si confrontano con la morbidezza dei capelli, con la malinconia degli occhi capaci di raccontare un abbandono totale o una pensierosa solitudine. Giochi segnici attraversano la pelle come lievi ferite che annunciano, forse, una sofferenza non esplicitata. Nei dipinti di Francione l’emozione diventa tangibile, mentre il silenzio, con il senso sospeso di un’assenza, governa l’insieme compositivo, lasciando che a parlare siano le dita nervose, gli occhi fissi o la semplice linea di un collo reclinato. “

Paolo Levi

 

“L’itinerario di Veronica (…) si è svolto sulla direttrice di un’interpretazione sempre più approfondita e coinvolgente dell’espressività della figura umana, come icona della vita sulla terra. Di qui la sua insistenza su certi tratti corporei (gli occhi, le mani) che meglio esprimono ansie e passioni, desideri e timori, insomma quella vitalità che è indizio di un peculiare carattere dell’esistenza.Negli sguardi allucinati, tragicamente fissi di certi suoi volti è rappreso tutto un groviglio di sensazioni e di voleri, come se le pupille fungessero da organi di un linguaggio alternativo a quello labiale : la pittura, così, diviene parola, esprime nell’icasticità della rappresentazione figurata un discorso tanto compiuto e coinvolgente quanto quello locutorio. Ma se questo tramite è da sempre conosciuto nella storia della pittura, un nuovo mezzo di espressività è adottato da Veronica quando affida alla figurazione delle mani i suoi intendimenti comunicativi. Le dita e le loro articolazioni assumono nella sua pittura un ruolo di intensa significazione : sono lì a rappresentare, in un vibratile intento di allocuzione, ora un’esigenza di difesa da forze esterne (Pioggia), ora un ripiegamento sull’essere profondo dell’individuo (Intimità). Quell’apparente nodosità delle falangi è emblematica della sofferenza dell’uomo, del suo bisogno di esplicitare le proprie esigenze, della sua ansia di amore, di comprensione.(…)Dunque, una pittura gremita di messaggi che colpiscono a fondo la sensibilità dell’osservatore, lo inducono alla riflessione e lo stimolano a partecipare emotivamente al lavoro creativo, producendo così quel legame interattivo che è il fine più alto dell’arte. Aver raggiunto questo obiettivo è un merito che Veronica Francione può legittimamente attribuirsi grazie alla ricchezza della sua ispirazione e alla profondità del suo sentimento”.

Umberto Russo

 

La pittura della Francione è densa di tensione, di un vissuto interiore complesso, di un percorso faticoso.La drammaticità dei gesti, la cupezza dei colori prevalenti, il rosso e il nero, gli sguardi nascosti o diretti e disarmanti, i volti dolenti, l’intrecciarsi delle mani e delle dita definiti a volte, oppure sfocati, rivelano profonde e laceranti passioni. Le linee agitate, nervose, ora decise, ora tremanti che danno vita ai suoi soggetti, e i graffi che li solcano a volte con colpi rabbiosi, rappresentano la solitudine di ogni essere umano, la sua inadeguatezza, la sua emotività, la sua fragilità. Corpi come barriere verso il mondo, come nicchie, come isole o come prigioni, ma in cui non si riesce a trovare rifugio da se stessi. Le grandi tele dilatano i soggetti, quasi a volerne penetrare l’essenza. Strati di colore sovrapposti si alternano e si mescolano, dando luogo a sorprendenti soluzioni oscillanti tra neri e marroni solcati, creando uno spessore denso e vibrante, un magma prepotentemente vitale. Il tratto sapiente è una danza gestuale violenta eppure dolce, alla ricerca dell’identità dell’essere .I suoi quadri manifestano sensibilità per quanto di inafferrabile c’è nella condizione umana,  per quel male di vivere che è in ognuno di noi. Nell’ espressionismo contemporaneo delle opere di Veronica Francione riusciamo a cogliere l’energia e l’inquietudine di una vera artista. “

Anna Soricaro

 

“ Veronica Francione è un’artista a tutto tondo, poiché non vuole assolutamente seguire scuole pittoriche già esistenti, piuttosto ricerca un proprio stile personale, un proprio modus operandi che la distingua nella giungla dell’arte contemporanea.

Il risultato è di una estrema ricercatezza che riesce a comunicare arte e pensiero. I colori sono assoluti, gli sguardi si perdono nel vuoto, i volti sono segnati dalla drammaticità dell’esistenza: sono opere inquietanti che lasciano perplessi e nel contempo spingono a riflettere. L’espressionismo di questa interessante pittrice è teso, nervoso, e allo stesso tempo getta una luce cupa sulla violenza che pervade la nostra esistenza contemporanea. Rimane al fruitore la consapevolezza di dover andare oltre quello sguardo per poter sentire il grido, il respiro silenzioso e angosciato delle donne di Veronica Francione. “

Nadine Giove

 

Un elemento ricorrente nelle tue opere è costituito

dai segni rossi che solcano in maniera irregolare la

superficie pittorica. Cosa rappresentano?

“Sono stati definiti ferite, o frustate. Per me

rappresentano le asperità di un percorso interiore:

sofferenze, frustrazioni, lacerazioni che ogni persona

ha dentro di sé. Sono scaturiti quasi inconsciamente,

non c’è stato niente di prestabilito. Fin dalla prima